Come fare belle foto con lo smartphone. 5 trucchi semplici per scattare immagini spettacolari

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su pinterest

Oggi lo smartphone è lo strumento più usato per scattare foto. Ci sono piccole accortezze che, se applicate, possono fare la differenza tra un buono scatto e uno scatto così così. Abbiamo raccolto 5 consigli utili in una piccola guida.

Secondo una ricerca di Keypoint Intelligence, nel 2021 saranno scattate 1.440 miliardi di foto digitali in tutto il mondo, ed è facile immaginare quale sarà lo strumento più usato dalle persone per ottenerle: lo smartphone.

La ricerca, a tal proposito, è anche più precisa: dice che le foto scattate quest’anno dagli smartphone saranno il 91,4% del totale ottenuto anche con altri dispositivi, cioè tablet e macchine fotografiche. Ci siamo quindi chiesti se esistono dei consigli che permettano di fare belle foto con lo smartphone, ed è nata questa guida.

credit: Askar Abayev

In considerazione di quel bilione e mezzo di foto che sarà scattato nel 2021  – che continuerà a crescere negli anni a venire – e del numero di smartphone sul mercato, abbiamo pensato a una guida che raggiungesse la maggior parte delle persone e che toccasse suggerimenti di facile comprensione e immediatamente applicabili: a cominciare dal primo consiglio, che può far sorridere ma che può fare davvero la differenza tra una foto riuscita e una foto da buttare.

Le lenti vanno pulite

Uno smartphone fa più cose, è portatile, è usato spesso anche all’esterno, ed è maneggiato costantemente dal suo possessore. Tra l’altro, uno smartphone non ha una maniglia o una forma tale che invita l’utente a prenderlo sempre nello stesso modo, specie quando viene preso da un tavolo o se viene sfilato da una tasca o una borsa. Quindi, lo smartphone risente molto delle ditate e dell’untuosità dei polpastrelli, e le lenti delle sue fotocamere non fanno eccezione.

C’è anche da considerare un altro elemento importante: le lenti degli smartphone sono piccole, quindi è sufficiente un solo dito per lasciare una patina di unto o di sporcizia su di esse.

Avere una lente sporca significa avere un filtro imprevisto che limita la luce in ingresso che finisce sul sensore d’immagine per l’acquisizione della foto finale.

La lente sporca di uno smartphone di solito si traduce in una foto sfocata o dai tratti “morbidi”. Se quindi si tira fuori lo smartphone con l’intento di fare una bella foto per un momento particolare, o una foto artistica che non sia solo l’impressione di un’istante, consigliamo di pulire sempre le lenti prima dello scatto.

Foto scattata con una lente sporca
Foto scattata con una lente pulita

Inutile dare consigli troppo precisi su panni e detergenti per pulire le lenti di uno smartphone prima di fare una foto di un certo peso che però può essere anche inaspettata. Nessuno esce di casa con panni e detergenti per l’occasione. Bisogna ingegnarsi con quello che si ha, anche se, pur nell’emergenza, è meglio usare il buonsenso.

Si eviti di strofinare le lenti su tessuti di abbigliamento troppo rigidi o resistenti, come per esempio il tessuto jeans. Se è possibile, si preferisca un fazzoletto pulito, meglio se di stoffa.

credit: Engin Akyurt

In ogni caso, prima della pulizia a secco è importante assicurarsi che sulle lenti non ci siano detriti o sporco di grandi dimensioni, come granelli di materiale non meglio identificato. Si può anche togliere il grosso dello sporco con un parte dello stesso fazzoletto o panno che si userà per pulire la lente, ma senza fare pressione.

Non è consigliabile soffiare o alitare sulle lenti. Sebbene gli obiettivi degli smartphone siano costruiti con vetri pronti a resistere bene agli urti e alle intemperie, l’alito umano non è un detergente universale, anzi, considerando la sua provenienza, può portarsi dietro acidità del tratto digerente (caratteristica che rende totalmente inadatta questa pratica per la “pulizia” dei costosi obiettivi fotografici di mirrorless o reflex).

credit: Ravi Kant

Se invece ci si trova in casa e li si possiede, sarebbe più efficiente pulire le lenti con un panno in microfibra e un detergente antistatico, antibatterico e senza alcol e laurisolfato di sodio da spruzzare sul panno e mai direttamente sulla lente. Non si utilizzi mai alcol etilico denaturato per la pulizia (l’alcol rosa, per intenderci) perché se anche gli obiettivi uscissero indenni dal trattamento, a rischio potrebbe esserci il rivestimento posteriore dello smartphone, spesso in materiale plastico che non si sa quanto possa essere resistente all’aggressività dell’alcol.

L’ultimo consiglio sulla pulizia delle lenti riguarda le custodie protettive per la parte posteriore degli smartphone. Se una custodia di questo tipo protegge meglio dagli urti, a volte ha lo spiacevole svantaggio di favorire la sporcizia “granulosa” sui vetri degli obiettivi.

Una cover posteriore spesso impedisce l’attrito delle lenti con la stoffa di una tasca quando si ripone lo smartphone: un’attività che, per quanto pericolosa per i possibili graffi, concorre involontariamente a mantenere pulite le lenti. L’attrito della custodia con le stoffe può produrre invece filamenti di tessuto e “polvere grossa” che si va a infilare nello spazio cavo da cui occhieggiano gli obiettivi delle fotocamere, con il risultato che spesso la sporcizia depositata sulle lenti è tanta e si manifesta in grani di materiale non meglio specificato.

Saltuariamente si può controllare se lo sporco annidato nella cavità della custodia per gli obiettivi delle fotocamere non sia eccessivo. Nel caso, si consiglia di rimuovere la cover e pulire le lenti.

Sì, la regola dei terzi vale anche per gli smartphone

Chi scatta foto con uno smartphone può non essersi mai avvicinato alla fotografia e alla sua tecnica, ecco perché, anche in questo caso, è importante ricordare la “regola dei terzi”, che è una regola della composizione fotografica la quale attinge dall’affascinante mondo della sezione aurea.

Il principio di base della regola dei terzi è di pensare di dividere l’immagine in tre parti, sia orizzontalmente che verticalmente, in modo da creare 9 sezioni per la scena che si vuole inquadrare e fotografare.

Tenendo questa griglia in mente, la regola dei terzi identifica quattro importanti punti dell’immagine che sono i punti di intersezione delle linee che dividono la scena e che bisogna considerare come i punti di interesse o di forza dell’immagine.

La teoria recita che se si posizionano i punti di interesse nelle intersezioni o lungo le linee create dalla regola dei terzi, la foto diventa più bilanciata e consentirà a colui che guarda di interagire con l’immagine in modo più naturale.

La regola dei terzi non è una legge inviolabile. Ottime immagini possono benissimo vivere senza, ma di solito, in qualsiasi campo, la conoscenza di una tecnica può servire anche a dare vita a virtuosismi ragionati che altrimenti sarebbero solo frutto del caso.

Ma non serve più immaginare di dividere la scena in nove parti, perché ormai quasi tutti i telefoni hanno una funzione che permette di sovrapporre graficamente le linee di intersezione della regola dei terzi alla scena.

Di solito la funzione è attivabile all’interno dei menu dell’applicazione delle fotocamera, perché difficilmente la si trova tra le scorciatoie rapide a forma di icone dell’app. Spesso viene indicata come “Griglia”, o “Griglia di riferimento”, o anche come “Linee guida”.

Naturalmente si tratta solo di una sovrapposizione. Le linee delle regola dei terzi non finiranno nell’immagine finale, sono solo una guida per la composizione fotografica. Bisogna immaginarle come un foglio trasparente con delle guide che servono momentaneamente per la realizzazione dello scatto.

Zoom digitale, meglio fare qualche passo in più

Negli ultimi anni gli smartphone hanno manifestato una moltiplicazione delle fotocamere presenti in essi, con gruppi ottici specifici e dedicati al tipo di foto da realizzare. Sullo stesso smartphone si trovano quindi fotocamere con focali corte e più adatte alla ripresa di un paesaggio, o con focali più lunghe per scattare foto a soggetti lontani.

Di solito, gli zoom indicati nell’app della fotocamera dello smartphone corrispondono quindi a fotocamere posteriori diverse l’una dall’altra con gruppi ottici dedicati, ma non è uno standard. Un determinato zoom potrebbe invece corrispondere a uno zoom di tipo digitale, senza contare che spesso le app per la fotocamera permettono di effettuare zoom intermedi tra un fotocamera e l’altra.

Per indicare le focali, negli smartphone è ormai consuetudine usare un numero seguito dalla “x”, per esempio: 2x. In questo modo si intende dire che quella fotocamera ha uno “zoom” che è due volte quello della camera principale. “Zoom” (o “ingrandimento”) non è il termine corretto, ma purtroppo rende l’idea.

Nella realtà, se la camera principale ha una lunghezza focale di 13 mm, la fotocamera indicata con “2x” avrà una lunghezza focale di 26mm, cioè il doppio. Se lo smartphone ha anche una 5x, vorrà dire che quella fotocamera avrà una lunghezza focale di 65 mm, cioè i 13 mm della camera principale moltiplicati per 5 (13 mm x 5 = 65 mm).

Lo “zoom 2x” indica che si sta usando una camera con il doppio della focale principale. A seconda dello smartphone, potrebbe essere anche uno zoom di tipo digitale

Già, ma cos’è uno zoom digitale? È una sorta di aumento della “lunghezza focale” ottenuto non attraverso un obiettivo fisico, ma dall’interpolazione dei pixel della fotocamera di partenza. Per fare un esempio poco tecnico ma comprensibile, si tratterà quindi di un ingrandimento ottenuto dilatando il soggetto ripreso sui pixel del sensore d’immagine.

Per esempio, dopo aver selezionato la camera 2x se usiamo l’interfaccia grafica dell’app per aumentare lo zoom a 10x, quello zoom, in mancanza di una fotocamera dedicata, sarà di tipo digitale.

Nello esempio usato precedentemente, il software dello smartphone dovrà ingrandire il particolare che prima occupava un solo pixel del sensore d’immagine della camera 2x su cinque pixel diversi per arrivare a uno zoom 10x, cercando di rispettare il colore, la luminosità e il contrasto della scena originale.

Foto ottenuta con zoom ottico 2x
Lo zoom digitale 10x sui due alberi del fondale della foto precedente. L’immagine è più sgranata e i colori meno saturi

Indipendentemente dalla bontà del software, l’interpolazione creata da uno zoom digitale avrà sempre una qualità inferiore rispetto a quella di una fotocamera con un’ottica dedicata.

Sempre che sia possibile, è preferibile avvicinare il soggetto fisicamente fino ad averlo a portata dell’ottica invece di ingrandirlo con uno zoom digitale che dovrà ricostruire i dettagli dell’immagine finale, e che quindi risulterà più “sgranata”.

HDR sì, HDR no, HDR forse

L’acronimo HDR sta per “High Dynamic Range”, che in italiano può essere tradotto come “gamma dinamica elevata”. Nella fotografia la funzione HDR serve a bilanciare automaticamente l’esposizione di buona parte degli elementi presenti in una scena in modo che nessuno di essi risulti sottoesposto o sovraesposto.

Per esempio: nella foto di un paesaggio con un cielo molto luminoso, l’HDR di un telefono al momento dello scatto farà in modo di aumentare la luminosità del paesaggio al di sotto dell’orizzonte senza toccare quella del cielo, o riducendo sensibilmente quest’ultima. Il risultato sarà una foto con un cielo azzurro (e non bianco) e un paesaggio leggibile nei colori, nelle luci e nelle ombre.

Foto scatta senza HDR
Foto scattata con HDR. Si recuperano le ombre sul terreno e il colore delle foglie dell’albero

A volte l’HDR, e a seconda del telefono, esagera il suo intervento e la foto risulta artificiale, poiché la scena pur risultando correttamente esposta in tutti suoi elementi perde i mezzitoni e la corposità delle ombre, i neri si “sollevano” diventando grigi e il contrasto si smarrisce insieme alla tridimensionalità dell’immagine.

Quindi, conviene usare l’HDR? Dipende molto dalla capacità del singolo telefono di saperlo gestire, in modo tale che il suo intervento non sbilanci troppo la naturalezza della foto.

La regolazione manuale dell’esposizione

In mancanza di un buon HDR, si può intervenire manualmente sull’esposizione.

Se c’è un’impostazione che raramente viene regolata in uno smartphone prima di scattare una foto questa è l’esposizione, cioè la quantità di luce catturata dal sensore d’immagine della fotocamera.

Anche senza HDR, negli smartphone l’esposizione è di solito regolata automaticamente e ha cura di trovare un equilibrio per la luce complessiva della scena, in modo che i vari elementi presenti non siano sottoesposti o sovraesposti. In genere, il bilanciamento è buono, ma alcuni scatti potrebbero richiedere di concentrare la luce sul soggetto principale piuttosto che sugli elementi dello sfondo, e gli smartphone offrono all’utente questa possibilità di regolazione a volte ignorata.

Per dare una priorità all’esposizione di un soggetto ripreso dalla fotocamera è sufficiente toccare lo schermo con il dito nel punto in cui si vuole assegnare la priorità, che però metterà a fuoco anche il punto toccato.

Nelle due foto di esempio qui sotto, per la prima è stato toccato il cielo: quindi lo smartphone si è calibrato sulla sua luminosità e ha scurito la rocca. Nella seconda foto è stata toccata la rocca, dunque lo smartphone ha dato priorità al bilanciamento della sua luminosità aumentando complessivamente quello dell’immagine e rendendo il cielo molto più chiaro, che è anche nuvoloso e quindi poco utile alla foto stessa.

Esposizione della foto regolata toccano il cielo prima dello scatto
Esposizione della foto regolata toccando la rocca prima dello scatto

Molti telefoni posso effettuare regolazioni di fino dopo avere selezionato l’esposizione di un punto sulla scena da scattare. La regolazione appare come una linea verticale: spostandola con il dito verso l’alto l’esposizione sarà aumentata rispetto al calcolo automatico fatto dal telefono, viceversa sarà diminuita.

Nel quadrato rosso è evidenziata la regolazione manuale dell’esposizione. Il cursore della barra verticale è stato spostato verso il basso, quindi rispetto al punto toccato l’esposizione verrà diminuita

Alcuni smartphone supportano anche il blocco dell’esposizione. Tenendo premuto sul punto della scena che si vuole usare come priorità di esposizione, il telefono mostrerà una dicitura di solito indicata come “AE/AF Lock” o “Blocco AE/AF”, termini che identificano “il blocco dell’autoesposizione e dell’autofocus”. In questa modalità, il telefono non bilancia più in automatico la messa a fuoco e l’esposizione della foto in base alla totalità della scena o al punto che viene toccato momentaneamente, ma resta bloccato sulla esposizione e sul fuoco del punto selezionato anche se verrà inquadrata un’altra scena.

Nel quadrato rosso è evidenziato il blocco del fuoco e dell’esposizione in un punto preciso che non cambierà spostando l’inquadratura. A volte viene indicato anche con l’icona di un lucchetto, come in questo caso

A cosa può servire una funzione simile? Mettiamo che si voglia mettere a fuoco una persona all’ombra sotto un portico avendo comunque l’intenzione di fare entrare nella foto anche un monumento sulla destra e in fondo a una piazza. Bloccando l’esposizione e il fuoco sul volto della persona, si avrà il soggetto ben bilanciato nella luminosità e nella messa a fuoco, ma potremmo spostare leggermente l’inquadratura verso destra per includere una parta dello sfondo senza che il telefono cambi i parametri dello scatto.

Fonte: https://www.dday.it/redazione/39357/come-fare-belle-foto-con-lo-smartphone-5-suggerimenti-semplici-per-scattare-immagini-migliori

Condividi quest'articolo con i tuoi amici

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Lascia un commento

Consegna gratuita per gli ordini superiori a €99
×

Carrello

0
Il tuo carrello